Memorie di un passato (non così) lontano

Per quanto mi riguarda, l’Ispirazione è un po’ come la Bella della classe.
Tu sei là, bel bello (o forse più sfigato che non altro) che aspetti un segno, un qualcosa…magari quell’occhiata un po’ storta e compassionevole che tu interpreti come sinonimo di benevolenza.

Ma oh, non ci sono versi.
E intanto ti logori, sapendo che probabilmente hai le stesse possibilità di successo di un merluzzo sotto sale.

Ma ehi, finalmente ce l’ho fatta.

E con questa struggionte (?) introduzione vi do ancora il benvenuto in questo ameno posto popolato da rimembranze eoliche antiche, forse un po’ vetuste, ma che Howard Phillips avrebbe sicuramente trovato di suo gradimento e, con cipiglio un po’ contenuto, avrebbe definito folli e pure un filino (forse parecchio troppo) tediose.

Ma comunque!
Come potete vedere dall’immagine dopo diverso tempo torniamo in Giappone, e troviamo ad aspettarci un libro molto controverso.
Non controverso per noi occidentali, ma controverso per chi di quel libro, almeno sulla carta, dovrebbe aver fornito i contenuti.

Arthur Golden definisce il suo Memorie di una Geisha come una sorta di romanzo autobiografico, dove l’autore fa da referente dei ricordi una geisha di professione, intervistata appositamente per l’occasione.

Peccato che la Geisha in questione, una volta pubblicato il tomo, citerà in giudizio Golden.
Prettamente per 2 motivi:
1) L’autore si era accordato con l’intervistata per mantenerne l’assoluta anonimità, che verrà sputtanata subito a fine libro,
2) le geishe, a detta della “testimone” nelle Memorie sono descritte come “prostitute d’alto bordo”, cosa non assolutamente vera, a suo avviso.
Specialmente il discorso dell’anonimità rivelata ha creato un sacco di magagne alla Geisha, che è stata ripetutamente minacciata di morte per aver disonorato la professione.

A prescindere da tutti i commenti che uno può fare su questo caso (che è stato già risolto da diverso tempo, risarcito a suon di vagonate di soldi), ci si potrebbe chiedere che cosa ci sia da nascondere quando la tua professione è pulita e libera da tutto ciò che può essere pensato come illecito e/o immorale (?)

Ma probabilmente non è così.

Le vicende accompagnano la vita di Chiyo, una bambina che, strappata al padre e mandata in un Okiya (casa di geishe), si trova da sola e senza riferimenti tra lo sfarzo e le contraddizioni della Kyoto Prebellica.
Il tutto è narrato in un modo molto fluido e semplice, per dirla col linguaggio cinematografico il “montaggio” delle scene su carta è veloce, serrato, senza un attimo di respiro, il lettore si trova inebetito davanti allo scorrere delle vicende, che si impilano perfettamente pagina dopo pagina, che letteralmente ti incollano gli occhi sulle lettere.
Eppure voglio dire, mica si parla di roba d’azione eh.

A prescindere dalle speculazioni, Golden ci presenta uno spaccato del Giappone imperiale filonazista (agli albori della seconda guerra mondiale appunto), un paese in bilico da sempre tra le più antiche tradizioni e il modernismo più sfrenato.

Esemplificazione perfetta di questo ragionamento sono le stesse geishe, donne di corte e accompagnatrici dei potenti, imprigionate in un rigido schema di comportamento, ma che al contempo si scoprono personaggi dal forte carisma, in grado di decidere le sorti del Paese.

 

Imprigionate nella loro stessa Forza.

Questo libro è veramente un’esperienza, molto bella e avvincente.
Mi hanno consigliato anche l’omonimo film (vincitore di 3 Oscar), ma sinceramente non ho ancora avuto il tempo di vederlo…anche perchè la mia lista di film è infinita, quasi quanto la mia lista dei libri!
E detto questo, vi lascio con un piccolo extra tratto dal film, appunto!
Alla prossima! 😀

P.S. questo post non era in programma, mi è venuto così…grazie a Madama Ispirazione! ahah si spera la prossima volta di seguire il ruolino di marcia!

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