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Sia Fatta la Tua Volontà

Come avevo promesso, rieccoci qua.
Dato che il mio cosiddetto “blocco del lettore” (ma che poi esiste un termine del genere?) si sta manifestando abbastanza copiosamente nell’ultimo periodo, mi sto sempre più dedicando al panorama supereroistico americano, in una deriva fumettistica che sembra non conoscere limiti.

Si sa la cultura pop ha i suoi pregi e i suoi difetti.
Che poi si riacchiudono entrambi nella definizione.

Essere pop può rappresentare un’arma a doppio taglio.
Infatti se con un mezzo di questo tipo si riesce a raggiungere una grandissima fetta di POPolazione, allo stesso tempo tale POPolazione risulta essere troppo grulla per poter vedere aldilà del supereroe con i mutandoni sopra i pantalùn.

Opinionando (?) abbastanza spudoratamente, fra le due regine del fumetto americano ho sempre preferito la DC comics alla Marvel.
Non perchè voglia fare l’alternativo o perchè la Marvel faccia schifo, io sono cresciuto prettamente con l’amichevole Uomo Ragno di quartiere sia chiaro, è solo che mi piacciono di più i personaggi DC.
Specialmente Batman, lui si che è un figo.

Parleremo anche lui in questo post.
Ma diamo al tempo quello che il tempo richiede.
La DC presenta, nella sua linea editoriale (o meglio dire presentava, dato il recente Nuovo 52, che ha azzerato la maggior parte delle testate più famose e gettato nel cestino quelle meno famose) un’etichetta chiamata “Elseworlds” dove i classici protagonisti della continuity classica vengono utilizzati in storie alternative, totalmente slegate dalle classiche avventure del personaggio e senza alcuna conseguenza nella linea temporale principale.
In questo contesto si colloca la storia di cui parleremo in questo post.

Kingdom Come (quasi letteralmente “Venga il tuo regno”) è una storia del 1996, scritta da Mark Waid coadiuvato dalle matite di Alex Ross.
Si tratta prettamente di un crossover (per i profani, una storia che coinvolge più protagonisti di diverse testate), anche se alcuni personaggi sono più approfonditi di altri.
In particolar modo la storia si concentra sul personaggio di Superman e sul suo retaggio.

Ora io credo che non ci sia bisogno di spiegare chi sia Superman, nato dall’intuizione geniale di due studenti (Jerry Siegel e Joe Schuster) il nostro mutandone preferito è il supereroe per antonomasia, sempre pronto ad aiutare i bisognosi, e praticamente indistruttibile.
Sia nel fisico che nella mente.
In questa storia ci viene presentato un Superman indistruttibile nel fisico, ma mentalmente fragile.

In un futuro non troppo lontano, i supereroi degli anni quaranta si sono ritirati, e hanno lasciato spazio ad una nuova generazione di eroi, scapestrati e più interessati alla guerriglia fratricida piuttosto che al rigore morale dei propri predecessori.

Wesley Dodds, un’esponente della vecchia generazione, meglio conosciuto come Sandman, muore assistito dal suo vecchio amico Norman McCain, un pastore protestante.
Ossessionato dalle strane visioni che tormentavano Dodds in vita, Norman riceve una visita dallo Spettro, che gli annuncia l’avvento dell’Apocalisse, e che gli offre il ruolo di giudice delle azioni degli uomini.

L’avvento di una crisi mondiale causata dalle scorrerie dei Metaumani causerà il ritorno di Superman, che fonderà una nuova Justice League of America  per cercare di inculcare nella testa di questi giovinastri i vecchi precetti dell’American Way.
La discesa in campo dell’Uomo del Domani porterà il mondo sulle soglie dell’autodistruzione, con conseguenti devastanti.

Kingdom Come è una storia di scelte e di responsabilità, che si basa appunto su una “trinità” di personaggi (da notare come anche lo stile pittorico di Ross porta ad una “delaicizzazione” del fumetto, come se stessimo guardando gli affreschi di una cappella piuttosto che un albo).

Da un lato abbiamo Superman che cerca una remissione dei propri peccati attraverso la “conversione” dei Metaumani, da un’altro il totalitarismo sommario ed estremamente puntiglioso di Batman che, stanco delle idee della Lega della Giustizia cerca un modo alternativo per proteggere gli uomini.

Fra i due si staglia la figura di Wonder Woman che, ormai rinnegata dalle Amazzoni e destituita dal ruolo di principessa ed ambasciatrice di pace, si troverà a seguire le idee della Justice League, pur credendo in ben altro…
In un epica lotta fra Dei e Uomini, il destino del mondo sarà deciso da un solo uomo.
Ma forse quello che il mondo ha bisogno, non è uno scontro fratricida…

Che dire in conclusione, visivamente stupefacente e d’impatto a livello narrativo questo piccolo romanzo a immagini vi farà riflettere e appassionare, sia che siate appassionati del Mutandone o dei neofiti del genere.

E con questo il post finisce qua….ci vediamo alla prossima!
Sperando di non ricadere nel baratro della mancanza di ispirazione! ahah 😀

 

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L’Elogio alla Follia di Moore

Uddio Uddio Uddio cosa ho scoperto oggi!

Oggi il Mago di Northampton compie 59 anni!

Stiamo di parlando di Alan Moore ragazzi, mica spiccioli! uno dei più grandi (se non il più grande) autore di fumetti dell’era moderna!

Tanti Agrumi! 

E guarda caso, proprio forse inspirato dalle Potenti Occhiaie del Mago, mi sono deciso di dedicargli un articolo!

Alan Moore è l’Anticonformismo per eccellenza, sempre contrario allo strapotere delle major (oltre che alla loro continua voglia di trasposizione cinematografica delle stesse), ha sempre cercato di infondere messaggi politici nei propri lavori.

Durante la propria quarantennale carriera viviamo l’evoluzione dell’autore, dall’Anarchia volta all’Antithatcherismo di V Per Vendetta (l’arcinota storia di un uomo travestito da Guy Fawkes che cerca di rovesciare un ipotetico regime filofascista dispotico), all’esoterismo di From Hell (“la vera storia di Jack lo Squartatore” recitava il film ripudiato dal Mago con Johnny Depp), passando per il porno post-femminista di Lost Girls (una fantasia erotica sui personaggi delle fiabe) e il “catastrofismo necessario” di Watchmen, la sua opera ultima e sicuramente la più famosa.

Ma oggi non parleremo di questo, ci dispiace.

Fatevene una ragione. 

Parliamo di un Moore “costretto” ancora a lavorare nei canoni delle grandi serie della grande distribuzione, ma non per questo meno profondo.

Batman di tutti i personaggi del Pantheon fumettistico internazionale è forse quello che lascia più libertà di azione allo sceneggiatore.

Perchè nonostante sia un tizio vestito da pipistrello col mantello è pur sempre un detective con i controcosiddetti ecchecaspita, si può sempre scegliere di dare un approccio onirico o soprannaturale alle sue storie (come in Arkham Asylum  A Serious House on A Serious Earth di quel capoccia di Grant Morrison) oppure più noir e volto al thriller (come  The Long Halloween e Dark Victory di Jeph Loeb).

La cosa bella è che non annoia mai.

No, nemmeno così. 

Alan ha avuto molto poco a che fare con il Crociato col Mantello, ha scritto solo una storia d’importanza, una storia famosissima, che ha sconvolto la continuity del personaggio dalla fine degli anni 80′ fino ai giorni nostri, e alla quale i furbacchioni della DC si riferiscono spesso nelle storie del recente The New 52.

Stiamo parlando dello Scherzo che Uccide, ovviamente.

Batman:The Killing Joke viene pubblicata nel 1988, concepita da Moore e disegnata da Brian Bolland, e ci racconta una versione delle origini di Joker, l’arcinemico di Batman, quel simpatico tomo con il completino viola, la faccia da clown isterico e tutti quei gadget scherzosi che uccidono la gente.

A contorno delle proprie origini il Joker tenterà di dimostrare una personalissima teoria sulla sanità mentale, cercando di dimostrare che a volte basta un solo giorno, un unico e nefasto giorno per trasformare il più retto degli uomini in un pazzo omicida, e questo Scherzo (che uccide) riguarderà persone molto vicine al nostro Uomo Pipistrello.

Ma non è solo questo.

Moore sfrutta l’occasione per dare una interpretazione personalissima della Follia e dello strano rapporto che c’è fra il Cavaliere Oscuro e la sua peggior Nemesi.

Che cos’è la follia dopotutto?

E’ un qualcosa che nasce spontaneo, come Joker vorrebbe farci credere, o è un qualcosa che si annida nelle menti e aspetta di uscire quando il momento è propizio?

E’ forse un modo più nitido di vedere e vivere le cose, oppure un modo vigliacco di sfuggire alle avversità della Vita?

E Batman esisterebbe senza Joker? e il viceversa?

Che siano forse due facce della stessa medaglia?

Queste e altre millemila domande ci vengono lasciate in un volumetto di nemmeno un centinaio di pagine, alla faccia delle maxisaghe di sta’ cippa che durano imbanta pagine nelle quali “nulla sarà come prima” per poi azzerarmi la continuity meno di tre numeri regolari dopo.

Aaaah, erano altri tempi.

Questa è una lettura supermegaiper consigliata! non si può definirsi fan di Batman senza aver letto questa storia, e io lo consiglio anche ai non fan, perchè non importa quali siano i protagonisti di una storia, l’importante è che la storia sia meritevole di essere raccontata, e questo vale per qualunque cosa.

E….per i Bat-tards come me, un piccolo bonus, direttamente dal fumetto!

E noi ci vediamo al prossimo post, stay Joking! 😀