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A Ritmo di Danza

A me il signor Murakami Haruki non è andato mai particolarmente a genio.
Non perchè mi stia antipatico sia chiaro, è solo che mi ricorda brutti momenti della mia vita.

Mi ricorda il mio primo anno di università, un anno di cambiamento, un amore non corrisposto, malinconia, pianti soffocati…insomma, non certo cose piacevoli.

L’altro giorno ero alla Giunti alla ricerca della bibliografia di Lovecraft, e non avendola trovata mi sono ingegnato a trovare un’altra lettura interessante.
Al che mi sono fatto coraggio e mi sono detto “proviamo questo Murakami, in barba ai ricordi!”

Devo dire che non me ne sono affatto pentito alla fine.

Questo Dance Dance Dance viene definito dalla casa editrice come “un folgorante noir giapponese”.

E io contraddico la casa editrice, perchè questo romanzo è tutto meno che un noir, ne possiede degli elementi, forse.

Dance Dance Dance è innanzitutto un romanzo di crescita interiore, che mette a nudo l’uomo nella sua fragilità e incoerenza.
È essenzialmente la storia di un uomo di 34 anni, un giornalista free-lance, e della sua totale inadeguatezza nel rapportarsi con gli altri.

Infatti durante tutta la narrazione viene definito come un “tipo strano”, tutte le persone che entrano nella sua vita cosí ne escono, senza soluzione di continuità, non è in grado di imporsi o di spiccare in una società selettiva come quella giapponese, si da’ da fare come meglio può.

Attraverso le strane suggestioni di un albergo in una Sapporo coperta dalla neve, per il protagonista comincerà un viaggio alla scoperta di se stessi, tra cadaveri veri e presunti, ragazzine con poteri paranormali, genitori assenti e attori soffocati dalla celebrità.

Tutto questo per capire che nella vita a volte, quando tutto è nero e niente sembra avere più importanza, non ci resta fare altro che danzare, comporre i passi uno dopo l’altro, danzare il meglio che possiamo, e lasciarsi trasportare dal flusso del tempo.

Il tutto è condito da oniriche presenze, molto care ad un certo tipo di cinema (David Lynch per esempio), e da grandi massime di vita che, nonostante a volte la lunghezza infinita dei dialoghi tra i personaggi, risultano essere mai banali e molto profonde.

Non so per quale motivo, ma a me questo libro ha quasi commosso, aldilà delle facili vene weird della vicenda, l’autore dipinge i personaggi che ruotano attorno al protagonista con una sorprendente efficacia, ci si rispecchia parecchio ecco.

Siamo tutti un po’ diversi, ma i problemi di fondo rimangono gli stessi.

Quindi che dire, lasciatevi prendere dal ritmo e, se ne avete voglia, cominciate a danzare…

(io ci ho provato, ma purtroppo sono un tronco sgraziato! ahahahaha)