Archivi tag: Jeffrey Combs

Quando letteratura e cinema prendono due strade diverse

Innanzitutto, scusate per il leggero ritardo, avrei voluto pubblicare questo articolo un po’ prima, ma il mio ritorno alla facoltà (detto così sembra una specie di film a la “Ritorno al Futuro”) mi ha distrutto più di quanto non immaginassi, e sono riuscito solo adesso a togliermi quel maledetto cerchio alla testa che mi ha perseguitato in questi giorni.

Comunque! Lamentele a parte, rieccoci qua!

Oggi parleremo di un grande autore, semisconosciuto al suo tempo e pure un po’ sbeffeggiato, considerato alla stregua di uno “scrittore da un soldo al rigo”.

Sto parlando ovviamente di Howard Phillips Lovecraft, uno degli ultimi grandi scrittori horror dei nostri tempi, prima che i vampiri sbrilluccicosi, i lupi mannari con la carie e i mostri con problemi esistenziali assediassero i mercati mondiali.

H.P. Non Approva.

La letteratura di Lovecraft fortunatamente ha avuto il meritato riconoscimento, ed ha ispirato un sacco di altri autori contemporanei, videogiochi, musica, film e compagnia cantante, alcuni dei suoi termini  sono diventati addirittura parte della lingua corrente, dei veri e propri neologismi.

C’è un grosso problema di fondo quando si va a “tradurre” l’opera lovecraftiana dal linguaggio della carta stampata ad altro.

L’orrore di Lovecraft, oltre ad essere un orrore “elegante” dal punto di vista formale (le forme lessicali usate sono quelli classiche, derivate dal grande amore che lo scrittore aveva per i testi classici), è un orrore che è tale solo se non visto.

O meglio, l’autore gioca molto sul fatto che i suoi personaggi non riescono a spiegarsi cosa si trovano davanti, e sono continuamente spaesati e di fronte ad un qualcosa che non riescono a capire, anche le stesse descrizioni delle mostruosità (ad esempio del Ciclo di Chtulhu) sono fumose e sfuggenti.

Quindi, quando si va a tradurre tutto in un film, o sei talmente bravo da riprodurre l’atmosfera e abbastanza ricco da avere degli effetti speciali decenti, oppure ne esce fuori una grande cavolata.

Ma come si fa dunque quando non si è molto bravi e nemmeno abbastanza ricchi?

Alla domanda ci viene incontro il buon vecchio Brian Yuzna.
Quello che negli anni a seguire diventerà un pionere del B-Movie, qui si diletta nella produzione di un film tratto da un racconto del vecchio H.P.

Nel 1922, la rivista Home Brew chiede a Lovecraft di scrivere un racconto su commissione.

Aggiornando il mito di Frankenstein e con un pizzico di eleganza macabra ne esce fuori Herbert West, Rianimatore.

A grandi linee la storia racconta del West del titolo che, ossessionato dallo sconfiggere la Morte, inventa un siero in grado di far vivere i morti.

Ossessionato sempre più dalla sua ricerca, West, con pragmatismo e l’animo candido come il suo camice, cercherà di procurarsi cadaveri sempre più freschi da rianimare, fino alla sua scomparsa.

Questo racconto è un racconto di dicotomie e di scelte.

C’è una stessa dissociazione della personalità nello scrittore, che si impersona sia nel narratore, il pavido e succube assistente di West, e West stesso, uomo d’azione animato da un materialismo sfrenato.

E’ interessante sapere come Lovecraft abbia scritto questo racconto controvoglia, posso immaginare cosa ne sarebbe venuto fuori se ne avesse avuta, di voglia.

Comunque nel 1985, il buon Yuzna decide di trarre un film dalla figura del Rianimatore, alla regia mette  (sempre sia lodato!) Stuart Gordon e decide l’unica cosa giusta da fare.

Non prendere Lovecraft sul serio.

E così nasce uno dei cult horror degli ultimi anni.

Alla Facoltà di Medicina della Miskatonic University di Arkham arriva un giovane studente dalla Svizzera, allievo di un famoso professore e delle sue teorie sulle fenomenologie della Morte, il suo nome è Herbert West,  interpretato da un grandissimo Jeffrey Combs

E chi non si farebbe fare un analisi del sangue da uno così? 

Inutile dire che il buon West, con la complicità del laureando Dan Cain e con una buona dose di siero fosforescente, combinerà tanti di quei casini da far impallidire la peggiore delle pestilenze.

Il film essenzialmente segue gli avvenimenti del racconto, ma la cosa bella è come questi argomenti vengono trattati.

Sulla falsa riga de  La Casa, il tutto è affrontato con un’aria sbarazzina e per niente impegnata, ne esce fuori un film quasi comico a tratti, condito con una buona dose di splatter, giusto per non farci mancare nulla.

Alla fine ne esce un film culto, che non ha quasi nulla a che vedere con l’opera originale, ma che in qualche modo “aggiorna” la prosa lovecraftiana ai giorni nostri, e ne fa un film d’intrattenimento, senza troppe pippe mentali e spiegoni al limite del surreale.

Ed è proprio questo che in genere i cari registi di oggi dotati di storyboard ultrapettinato dovrebbero fare, come con Lovecraft con altri, cercare di dare un impronta loro al lavoro, cercando di evitare scopiazzamenti di ciò che c’è di buono nel soggetto.

Quindi che dire, esistono anche due seguiti del film originale (slegati dall’opera di H.P.) Bride of Re-Animator (1990) e Beyond Re-Animator (2003) diretti da Yuzna e sempre con Combs nella parte di West, se avete voglia di pochi arzigogoli e molto splatter li consiglio caldamente, magari pure con qualche amico, che si sa non sono mai troppi.