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L’Elogio alla Follia di Moore

Uddio Uddio Uddio cosa ho scoperto oggi!

Oggi il Mago di Northampton compie 59 anni!

Stiamo di parlando di Alan Moore ragazzi, mica spiccioli! uno dei più grandi (se non il più grande) autore di fumetti dell’era moderna!

Tanti Agrumi! 

E guarda caso, proprio forse inspirato dalle Potenti Occhiaie del Mago, mi sono deciso di dedicargli un articolo!

Alan Moore è l’Anticonformismo per eccellenza, sempre contrario allo strapotere delle major (oltre che alla loro continua voglia di trasposizione cinematografica delle stesse), ha sempre cercato di infondere messaggi politici nei propri lavori.

Durante la propria quarantennale carriera viviamo l’evoluzione dell’autore, dall’Anarchia volta all’Antithatcherismo di V Per Vendetta (l’arcinota storia di un uomo travestito da Guy Fawkes che cerca di rovesciare un ipotetico regime filofascista dispotico), all’esoterismo di From Hell (“la vera storia di Jack lo Squartatore” recitava il film ripudiato dal Mago con Johnny Depp), passando per il porno post-femminista di Lost Girls (una fantasia erotica sui personaggi delle fiabe) e il “catastrofismo necessario” di Watchmen, la sua opera ultima e sicuramente la più famosa.

Ma oggi non parleremo di questo, ci dispiace.

Fatevene una ragione. 

Parliamo di un Moore “costretto” ancora a lavorare nei canoni delle grandi serie della grande distribuzione, ma non per questo meno profondo.

Batman di tutti i personaggi del Pantheon fumettistico internazionale è forse quello che lascia più libertà di azione allo sceneggiatore.

Perchè nonostante sia un tizio vestito da pipistrello col mantello è pur sempre un detective con i controcosiddetti ecchecaspita, si può sempre scegliere di dare un approccio onirico o soprannaturale alle sue storie (come in Arkham Asylum  A Serious House on A Serious Earth di quel capoccia di Grant Morrison) oppure più noir e volto al thriller (come  The Long Halloween e Dark Victory di Jeph Loeb).

La cosa bella è che non annoia mai.

No, nemmeno così. 

Alan ha avuto molto poco a che fare con il Crociato col Mantello, ha scritto solo una storia d’importanza, una storia famosissima, che ha sconvolto la continuity del personaggio dalla fine degli anni 80′ fino ai giorni nostri, e alla quale i furbacchioni della DC si riferiscono spesso nelle storie del recente The New 52.

Stiamo parlando dello Scherzo che Uccide, ovviamente.

Batman:The Killing Joke viene pubblicata nel 1988, concepita da Moore e disegnata da Brian Bolland, e ci racconta una versione delle origini di Joker, l’arcinemico di Batman, quel simpatico tomo con il completino viola, la faccia da clown isterico e tutti quei gadget scherzosi che uccidono la gente.

A contorno delle proprie origini il Joker tenterà di dimostrare una personalissima teoria sulla sanità mentale, cercando di dimostrare che a volte basta un solo giorno, un unico e nefasto giorno per trasformare il più retto degli uomini in un pazzo omicida, e questo Scherzo (che uccide) riguarderà persone molto vicine al nostro Uomo Pipistrello.

Ma non è solo questo.

Moore sfrutta l’occasione per dare una interpretazione personalissima della Follia e dello strano rapporto che c’è fra il Cavaliere Oscuro e la sua peggior Nemesi.

Che cos’è la follia dopotutto?

E’ un qualcosa che nasce spontaneo, come Joker vorrebbe farci credere, o è un qualcosa che si annida nelle menti e aspetta di uscire quando il momento è propizio?

E’ forse un modo più nitido di vedere e vivere le cose, oppure un modo vigliacco di sfuggire alle avversità della Vita?

E Batman esisterebbe senza Joker? e il viceversa?

Che siano forse due facce della stessa medaglia?

Queste e altre millemila domande ci vengono lasciate in un volumetto di nemmeno un centinaio di pagine, alla faccia delle maxisaghe di sta’ cippa che durano imbanta pagine nelle quali “nulla sarà come prima” per poi azzerarmi la continuity meno di tre numeri regolari dopo.

Aaaah, erano altri tempi.

Questa è una lettura supermegaiper consigliata! non si può definirsi fan di Batman senza aver letto questa storia, e io lo consiglio anche ai non fan, perchè non importa quali siano i protagonisti di una storia, l’importante è che la storia sia meritevole di essere raccontata, e questo vale per qualunque cosa.

E….per i Bat-tards come me, un piccolo bonus, direttamente dal fumetto!

E noi ci vediamo al prossimo post, stay Joking! 😀

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Dissociazione e Assimilazione

Finalmente si torna a parlare di libri, cavoletti.

Dopo aver sorvolato sulla musica, parlato un po’ di fumetti, cercato di sputare i polmoni (con ottimi risultati) a causa di attacchi compulsivi di tosse torniamo in pompa magna (?) per parlare di un tema molto caro alla letteratura internazionale.

Molti, nel corso dei secoli, si sono chiesti di cosa sarebbe capace l’uomo se fosse capace di sdoppiarsi in due figure distinte, due gocce d’acqua, con caratteri diversi ma una sola coscienza comune.

Pensandoci così di getto mi vengono a mente tre o quattro autori d’importanza che hanno trattato l’argomento, io mi soffermerò su uno dei miei preferiti, ed anche uno dei più pesanti, a detta di molti.

Io e  Fedor Dostoevskij ci siamo conosciuti in una calda estate di 5 anni fa, ai tempi in cui l’università non aveva ancora risucchiato la mia voglia di andare al mare.

Quell’estate mi lessi tutti “I Demoni” sotto l’ombrellone, e da lì mi sono bevuto quasi tutta la bibliografia.

I personaggi del romanziere russo sono tutti particolari, hanno tutti dei grandi ideali o sognano di essere dei grandi innovatori e/o luminari, finendo sempre col fallire miseramente: i sogni non sono qualcosa di adatto per l’uomo moderno, sembra dirci il buon Fedor.

I suoi romanzi parlano tutti di grandi temi, filosofia, politica, sociologia, un po’ di tutto.

Il tema del doppio è trattato, in maniera ironica e ben lontana dai grandi temi della maturità dostoevkiana, nel suo secondo romanzo, scritto in gioventù, ovvero Il Sosia.

Questo romanzo è il racconto della (comica) discesa nelle tenebre di un piccolo impiegato burocrate pietroburghese, tale Jakov Petrovic Goljadkin, che vistosi rifiutato dalla figlia del proprio benefattore, dopo essersi tirato a lucido e pure un filino indebitato per presentarsi alla festa di compleanno della stessa, comincia a vedere un altro se stesso, che cerca di mettergli i bastoni fra le ruote nelle maniere più rocambolesche.

Il romanzo voleva essere, oltre che un omaggio nemmeno troppo velato a Gogol’, una satira del sistema burocratico (e per estensione sociale) russo, totalmente alienizzante.

Ma qualcuno potrebbe chiedersi: perchè esiste il doppio?

Lasciando stare i mostri sacri della psicoanalisi (cui il sottoscritto non è neanche degno di allacciare le scarpe, sia chiaro) la mia personale teoria sull’esistenza del doppio è molto semplice e lineare.

Ci sono due modi di vivere la propria vita: come vuoi tu, o come vogliono gli altri 

Quando il tuo voler vivere la vita differisce da come vogliono farti vivere gli altri si crea un conflitto, una situazione di stallo.

E lì è una scelta tua, o te ne infischi di cosa vogliono da te gli altri, oppure cerchi di accontentarli.

Nessuna delle due scelte è opinabile, ognuno è libero di fare ciò che vuole con la propria vita.

Il problema secondo me sorge quando ciò che decidi di fare differisce da ciò che vuoi realmente fare della tua vita.

E allora dentro di te, come una specie di germinazione, nasce il tuo “doppio”, una persona che è in grado di fare ciò che tu vorresti fare ma non sei in grado di fare, per tutta una serie di motivi, fra cui spesso il predominante è la mancanza di coraggio.

Goljadkin è un uomo semplice, a cui non piace apparire, odia le persone, odia la calca, non gli piacciono le discussioni.

Però, per poter ascendere socialmente (e quindi fare ciò che vogliono gli altri) tenta di tutto, va contro il proprio modo di essere, finendo per essere assimilato dalla sua stessa creazione, ovvero il proprio doppio.

La cosa molto profonda ed anche incredibilmente triste di questa cosa è che questo concetto è attualissimo pure nella nostra moderna società del terzo millennio.

Quindi che faremo noi rappresentanti del modernismo estenuato e del consumismo sfrenato?

Ci lasceremo anche noi assimilare?