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Racconto: L’Uomo Sul Bordo

Ecco a voi, come dico sempre, un piccolo momento di follia ispirativa.

Devo dire che è un po’ che non me ne capitano, di questi momenti.

Che dire, le critiche sono sempre ben accette, non credo di essere un granchè, come dico sempre sono più uno scrittore  a tempo (libero) perso.

Grazie in anticipo, and enjoy.

Sono sul bordo, e sono in bilico.

Cammino per la strada, e penso a ciò che sarei potuto essere e a ciò che sarò.

Il Niente mi assale.

Penso a questo povero Mondo: abitato da scarafaggi,

un pianeta che soffre, che tenta in tutti i modi di togliersi queste pustole

che si è ritrovato fra capo e collo.

Un malato terminale.

E io, cosa ci faccio qua?

Penso alle persone,

tutte indaffarate nel loro insulso mondo

fatto di riviste patinate e paillettes comprate di seconda mano,

gente che non vuole cambiare,

gente che “vale tutto fino a quando non tocchi i miei interessi”,

gente che ucciderebbe per un po’ di fama,

gente che vive per inerzia.

Un Cancro.

E io, cosa sono?

Penso ai desideri e alle speranze degli uomini,

puro soddisfacimento personale,

Io sono più importante di qualunque altra cosa,

e anche se affermo il contrario cosi è”,

tutti pronti a scambiare (o forse non se ne accorgono?) della libido,

un soddisfacimento fisiologico,

con un sentimento.

 E che cos’è l’Amore?

Continuo a camminare sul bordo,

pensando a come poter cambiare la mia Vita.

Per quale motivo vivo?

 Perchè dovrei continuare a spingere questo fardello che mi porto addosso,

perchè non metto una parola “Fine” a tutto questo?

Perchè devo sottomettermi alle decisioni di un Dio che non è ciò che voglio,

oppure sopportare il capriccio entropico di un Universo che se ne infischia di ciò che faccio?

Chi è il padrone della mia Vita?

Non sono forse Io?

 E allora perchè non riesco ad accettare questo dono?

 Troppi interrogativi, e troppo poco tempo per poterseli porre tutti.

Ma poi perchè dovrei pormeli?

Cammino senza meta,

mi fermo e mi specchio su una pozzanghera.

Gli occhi stanchi, la barba incolta ed un espressione vacua mi incorniciano il viso.

Sembro un morto.

Ed allora capii.

Sono sul bordo, e sono in bilico.

Vado avanti, ma non so più quale sia la mia meta.

 O forse lo so?

 E improvvisamente perdo il terreno il terreno sotto i piedi.

 Precipito,

ormai non penso più a nulla.

La mia vita mi passa davanti,

un pargolo indaffarato tra mille giochi,

un adolescente ambizioso che voleva essere qualcuno,

un adulto asettico.

Mille desideri,

mille speranze, e nessuna utilità.

Avevo risolto il mistero.

Un lampo scarlatto e un tuono assordante

furono le mie ultime memorie. 

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